L’uso delle mascherine protettive ai tempi del Coronavirus

In questo periodo di emergenza sanitaria causata dalla epidemia da Coronavirus, sono emerse delle incertezze sull’utilizzo quotidiano corretto delle maschere protettive, che possono dare un valido contributo ad arginare la diffusione della malattia. La modalità principale di diffusione del virus è infatti quella per via aerea, attraverso le goccioline che ciascuno emette con tosse, starnuti o anche semplicemente parlando.

Ovviamente, la cosa più importante è seguire le disposizioni fornite dagli Organi competenti, che prevedono innanzitutto di stare a casa e di evitare, per quanto possibile, i contatti con altre persone. Ma quando è necessario uscire, per lavoro, per fare la spesa o per altri impegni necessari e improrogabili, l’utilizzo appropriato delle mascherine è importante per proteggere sé e gli altri. Resta fondamentale però il rispetto della distanza di sicurezza da tenere nei confronti delle altre persone (anche più di un metro).

Fondamentalmente ci sono due tipi di mascherine, quelle chirurgiche e quelle, diciamo così, “professionali” con elevato valore filtrante, chiamate FFP2 e FFP3.

maschera chirurgicaLe prime, di solito sottili e formate da un tessuto ripiegato per meglio adattarsi al profilo del volto, sono un valido filtro “in uscita”, cioè, quando le indossiamo, proteggono chi ci sta intorno dalle nostre emissioni di goccioline potenzialmente infettanti (ricordiamo infatti che anche un soggetto senza sintomi può trasmettere la malattia; le persone con sintomi o positive non devono uscire!!). Per quanto riguarda la protezione “in entrata”, sono utili per tutelare chi le indossa da materiale come sangue o secrezioni, ma non da particelle piccole come i virus, poiché non perfettamente a tenuta sul volto.

FFP2Le seconde, di spessore maggiore, hanno un valore filtrante elevato (oltre il 95%) e quindi proteggono sicuramente “in entrata”, se bene adattate al volto. La maggior parte però è dotata di una valvola di espirazione, un bottone in rilievo, qualche volta colorato, che serve per renderne l’utilizzo più comodo, ma che ne riduce l’efficienza filtrante “in uscita”. Sotto questo aspetto, le maschere filtranti più sicure perché efficaci sia “in entrata” che “in uscita”, sono le FFP2/FFP3 senza valvola, utilizzabili per un periodo più limitato perché poco confortevoli.

In sintesi: se ciascuno utilizzasse maschere chirurgiche e/o FFP2/FFP3 senza valvola saremmo tutti vicendevolmente protetti, mentre l’utilizzo promiscuo di maschere chirurgiche e FFP2/FFP3 con valvola non dà garanzie adeguate.

Poiché è diventato difficile procurarsi le maschere chirurgiche attraverso i normali canali di distribuzione, da qualche tempo molti si ingegnano a fabbricare maschere “fai da te”. Va detto che solo le maschere certificate e omologate hanno un profilo di efficienza adeguato; quelle artigianali non danno le stesse garanzie, ma possono essere utili come deterrente per evitare di toccarsi bocca o naso, altra modalità di trasmissione del virus. Ricordiamo inoltre che un’altra via di possibile contagio è quella attraverso gli occhi, che non vanno toccati se non con mani pulite, e che le mascherine ovviamente non aiutano a proteggere contro questa modalità di trasmissione.

Ultimo aspetto di solito poco considerato ma altrettanto importante è il momento in cui si rimuove la maschera. E’ infatti necessario toglierla maneggiandola dagli elastici o dai legacci, evitando di toccare la parte anteriore potenzialmente contaminata, e depositarla, se possibile, in una specie di zona filtro all’esterno della casa. Le maschere dovrebbero avere un utilizzo limitato se non addirittura monouso; è sconsigliabile lavare le maschere con soluzioni alcooliche perché ne viene diminuito il potere filtrante. Le maschere in tessuto, pur con tutti i limiti detti sopra se non certificate, devono essere lavate a 90°.

In conclusione, un uso appropriato delle maschere può essere utile per limitare la diffusione del contagio. E’ necessario però essere consapevoli che indossare la mascherina non ci rende immuni dalla trasmissione della malattia e non ci deve indurre ad atteggiamenti di eccessiva sicurezza; occorre prestare ugualmente molta attenzione ad altri aspetti come il rispetto dell’isolamento, della distanza di sicurezza e delle norme di igiene.

 

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